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Colonna NZZ: Büroskop

Graber e il nuovo anno

Con cinque chili di troppo e la mente ancora leggermente annebbiata per i vari brindisi di Capodanno, Graber rimane asserragliato dietro alla sua scrivania sperando di superare il primo giorno di lavoro senza intoppi. «Buon anno, signor Graber! Speriamo che l'anno nuovo sia migliore di quello passato!», gli grida il collega Keller, entrando nell'open space, con un sorriso cinico. «Idiota», pensa Graber. «La tua servilità non è servita a molto», gli vorrebbe rispondere. Anche Keller infatti è stato escluso dalla cerchia di collaboratori promossi lo scorso anno. Forse una tazza di caffè potrebbe metterlo di buon umore. «È riuscito a riposarsi nelle vacanze di Natale, signor Graber?», lo saluta il capo, mentre prova a passare inosservato dal suo ufficio. 

«Mettiamo una pietra sopra a quanto accaduto lo scorso anno», continua il capo con un tono paternalistico. «Ora l'importante è guardare avanti e prepararsi a nuove prestazioni di massimo livello! Ci riusciremo - vero, signor Graber?» Il suo responsabile gli dà una pacca sulla spalla. «Mio Dio, durante le vacanze il vecchio burbero ha divorato libri sul management e ha completato un corso di motivazione online», pensa Graber, e si affretta ad accomiatarsi con un «Ho molto da fare». Nel frattempo arriva anche Meyerhofer, sudato e pieno di energia. «Per il 2019 mi sono ripromesso usare regolarmente la bicicletta», annuncia con affanno. «Per tenermi in forma», spiega Meyerhofer, indicando l'addome. «Disgustoso», pensa Graber, «la maglia da ciclismo evidenzia i cuscinetti di grasso ancora più degli abiti che non sa portare». «Tenersi in forma?», interviene la signora Fischer, che già dalle sette siede alla scrivania concentrata sul suo lavoro. «Io negli ultimi giorni non ne ho avuto tempo. Ho lavorato senza pausa», fa sapere ai colleghi. 

Il capo le ha affidato infatti il progetto Change/Agility 2019 da presentare quanto prima al Consiglio di amministrazione. La signora Fischer ne è molto orgogliosa. «Stupida arrivista», pensa adirato Graber. È vero che la collega Fischer lavora sodo e ha una spiccata capacità di afferrare i concetti, ma la sua ascesa è dovuta soprattutto a politiche di genere. Da quando le risorse umane hanno lanciato il motto «Diversity first» con le quote rosa, nessuno può frenare collaboratrici come Fischer. «A quanto pare sta già pianificando il passo successivo della sua carriera per il 2019», deve prendere atto Graber. È molto amareggiato. Tutti tranne lui hanno propositi ambiziosi. Per lui sarebbe invece già sufficiente non rovinare la prossima presentazione, essere lasciato in pace dal suo capo e fare meno straordinari. In futuro vorrebbe anche evitare le gaffe. Sta ancora male se ripensa alla scena in ascensore di un paio di mesi fa, quando ha chiesto a un giovane collega che non aveva mai incontrato prima se fosse il nuovo tirocinante. Come poteva immaginare che si trattasse del nuovo responsabile di HR? Ma chissà qual è il motivo del suo cattivo umore. Perché all'improvviso ogni piccola cosa lo irrita? Graber fa un esame di coscienza. In fondo non gli importa nulla delle ambizioni della Fischer, delle battute maligne di Keller e degli atteggiamenti da manager del suo capo. Inoltre, il collega sudaticcio Meyerhofer non è neppure un suo vicino di scrivania. All'improvviso capisce. Deve essere l'astinenza da nicotina. Persino sua moglie non ha potuto nascondere lo sgomento quando il 1° gennaio le ha comunicato di aver smesso di fumare, essendo per lei ancora vivo il ricordo dei suoi sbalzi di umore l'ultima volta in cui ci ha provato. Così pensa bene di uscire e accendersi una sigaretta. 

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Contributo da parte di: Nicole Rüti, giornalista | Copyright NZZ | diritti riservati